CAPITOLO IV
Non sparate sul perfezionista. Crocifiggetelo! … Intervento, nell’autoanalisi, di un flashback profanatore. Il periodo di un’inflazione stordente del suo ego sregolato. Damien, il sognopata, immaginava di essere l’ultimo eroe universale dotato di una doppia personalità. All’ombra di se stesso, simultaneamente, Petrus Romanus e Kristos Anonymus. (Sgraziati pseudonimi greco-latini che identificano il celebre apolide il cui regno non è di questo mondo.)
Seduto e rannicchiato, la fronte posata sul diario aperto, come sul muro del pianto; come su una compressa infetta, si riconforta e nello stesso tempo si turba. L’effetto di due specchi deformanti, che riflettono all’infinito tutte le cose incastrate, intrappolate fra i due.
(10 luglio
— Ho il diavolo nel corpo e nella testa. La confusione nell’anima e nel sogno. Ignoro se si tratti di una forma di coraggio o dell’innocenza stupita della mia coscienza condannata, ma il desiderio di proseguire il mio destino d’intuitivo è un fatto.
I molteplici sforzi per installare nell’atelier, ora mia dimora, un’atmosfera vicina alla mia persona ignorata, sono compiuti. Prova evidente: la pittura asfissiante che da questa mattina ricopre i muri screpolati. L’odore troppo forte vola via, si allontana come un messaggio d’amarezza alla chimica intossicante, verso il piano di sopra. Un’emanazione pestilenziale, insopportabile perfino per la tua assenza attuale, Nielle.
Quando tornerai, ti dimostrerò una crudeltà lacerante. Ma questa, in conclusione “post mortem”, sarà orientata unicamente contro quell’incerta reputazione che mi aureolerà…
Il mezzo previsto è semplice e concreto. Altra pittura. La realizzazione di un murale dal sapore, oserei dire dall’odore, simbolico. L’indizio che l’aborto che ti assale sta ancora in piedi. In quale altro modo devo agire perché tu possa notare questo piccolo essere che ti disgusta? Non ho i mezzi finanziari per invitarti al cinema, ancor meno quelli per offrirti un pasto al ristorante.
Per umanità, potresti informarti sul mio morale. Dopo tutto, non sono forse separato da poco? — Anche se ostento un certo fair play, la fine di una relazione, dieci anni di matrimonio svaniti, non si vive senza scosse. Tu storci il naso davanti a me come per snobismo. È dovuto alla mia povertà? Alla mia trascuratezza? Alla mia bruttezza? Al mio lato da rocker, sballato? — Mi ignori completamente. Sono troppo semplice?
Se il Damien che vedi non ti interessa, il carisma di un Cristo, anche anonimo, ti incanterebbe? …
Petrus Romanus, la sua antitesi, il suo compimento o non so che altro, ti affascinerebbe (?)…? … È stravagante! È folle! … Ma la cosa più insolita risiede nel fatto che questi deliri del mio io esistevano già, latenti. La tua presenza sembra provocarne l’emergere e l’apparire in catastrofe, e allo stesso tempo indebolirli, annientarli… Arrivi in tempo nella mia vita?
La tua indipendenza, o il tuo dispetto, costringe il mio essere alla ventura, ad aspirare in vortice un’ispirazione d’apparenza divina. — Niente di meno. — Ma l’intenzione s’identifica come demoniaca. Su questa superficie che dipingerò. Castigherò Dio, semplicemente! ")
Indispensabile ma fetida introspezione al fine di creare un albedo sulla sua sperata liberazione, identica alla luna piena che guida un lupo mannaro smarrito. Damien ricorda persino frammenti dei suoi pensieri sussidiari, mentre dipingeva quel murale nella sua nuova camera.
(-"Confesso una tendenza cosciente alla schizofrenia, sottostante alla mia ossessione hollywoodiana. Un desiderio malsano di sprofondare nella follia per modificare non soltanto la mia percezione del mondo, ma l’universo stesso. Nell’umile intenzione di farmi notare. Umile! Perché nessuno crede ai pazzi.
— Simili a uno sputo bilioso di Giuda su Gesù, una a una, queste macchie di colore si aggrappano al muro. Segnano il tempo come il sangue di un’anima che si abbandona al diavolo su una pergamena eterna. ")
Un leggero capogiro s’impadronisce del sognopata al richiamo dell’opera pittorica. Davanti a un cosmo inevitabilmente abbozzato, due profili coronati. Quello della prima donna della sua vita… Marilyn (come un’ingiuria a Nielle) e il suo. Soluzione dell’enigma: la silhouette di Maria Maddalena e quella di Kristos, alias Petrus Romanus.
La vicinanza di Nielle in quell’epoca confondeva in lui il bene, il male e il ruolo di quegli eroi posticci, sopprimendo poco a poco il suo io reale; rifiutava di credere in un Cristo eunuco, inattivo… Se Maria Maddalena fu una prostituta, perché il figlio dell’uomo non avrebbe potuto essere un gigolò discreto?
Anche se per lui la struttura di questa malformazione della sua psiche non appartiene più al mistero, gli è impossibile datare con precisione la nascita di questo fenomeno estrinseco. Tuttavia, ne conosce l’origine… Lavaggio ecclesiastico del cervello, valorizzazione troppo sostenuta del sacerdozio e, infine, elogi del puritanesimo. Sono questi argomenti che non potevano che stimolare un profondo interrogarsi in un bambino sognatore. Queste congiure si riassorbivano nell’esecuzione di minacce escatologiche che offrivano solo due porte d’uscita: il miele del paradiso o la senape al naso dell’inferno.
"Giustizia! … Gerechtigkeit! … Justice! "
Il sognopata cerca di discolparsi. Arringa di una causa dalle origini sovraterrestri.
— Vostro Onore! Signore e signori della giuria! Guardate attentamente il mio cliente. Onestamente, ha forse l’aspetto di un colpevole? … I suoi capelli lunghi, la barba irsuta, gli occhi vitrei e la pelle ingiallita dal fumo della marijuana e della nicotina, nonché la sua aria stupida, … tutto questo non lo innocenta forse? Duemila anni fa, in Palestina, il mio cliente sarebbe passato inosservato! … Qualche secolo in più, conta davvero?
D’accordo, finge di essere un Kristos Anonymus associandosi a un sex symbol contemporaneo, oltraggiando così la nota peripatetica del Vangelo con i suoi fantasmi esistenziali. Libido cartesiana, mi direte! Sappiate che persino per lui l’obiettivo della sua missione sulla terra resta confuso. Non esclamate, ma egli s’interroga su di essa.
Prima di entrare in questa rispettabile corte, mi ha confessato di ignorare se sia l’ultimo profeta (… colui che in Vaticano darà Parola alle donne…)… o l’iniziatore dell’anticristo che prosciugherà la Chiesa nel suo ventre come una donna violentata cento volte.
Vostro Onore! Signore e signori della giuria! Di quali torti si accusa quest’uomo? … Di essere un impostore? … No! Semplicemente di essersi fatto prendere nella trappola dell’amore per tre volte e in modi diversi a ogni colpo di fulmine inferto.
Quando era giovane, già per lui il sogno non aveva più limiti. Mentre gli altri bambini, più sportivi, giocavano a pallone o litigavano, lui si rifugiava nella solitudine delle proprie chimere. La sua facoltà di immaginare, la sua immaginativa, era così potente che ne modificava il suo Edipo. Ogni donna che trovava bella diventava una madre da conquistare, sulla quale poteva vogare… Indovinando le loro forme sotto quelli che definiva astucci neri, anche le suore più graziose ci passavano.
Poi, per magia, s’insediò nella sua infanzia un mondo vicino al suo, al tempo stesso impalpabile e vero, oppure falso… La televisione.
Quella scatola di immagini vive come la sua testa di bambino sarebbe diventata la sua amica; si sarebbero scambiati racconti e storie, conoscenze e principesse. E venne il giorno in cui, nel grande castello in bianco e nero, apparve la più bella delle eroine, la fata Marilyn Monroe. Fu il suo primo colpo di fulmine e… Ehm! … La sua prima erezione davvero cosciente.
Quel piacere lo prolungò nel suo immaginario fino alla sciagurata estate in cui apprese la morte per suicidio dell’attrice americana. Neppure l’assassinio del presidente Kennedy, un anno dopo, lo colpì altrettanto. Il rimpianto di non aver potuto salvarla con la potenza dei suoi sogni gli fece giurare di coccolare l’anima di Marilyn nel fondo del proprio cuore fino alla morte.
Le conseguenze sarebbero state nulle se quella scomparsa non si fosse amalgamata a un altro lutto planetario vissuto alcuni anni prima. I dettagli sono precisi!
Ha sette anni. È mezzogiorno. È estate. Sua madre e un cugino, molto più anziano di lui, addolciscono le loro pene alla notizia del decesso di papa Pio XII. La sua immaginazione e la sua ingenua simpatia gli fanno dire a quegli esseri rattristati, nonostante il piacevole calore del sole: "Un giorno…, sarò Papa al posto del Papa!"
Inutile dire che un certo trauma s’infiltrò nella sua personalità in costruzione, fra le rumorose irrisioni del cugino piuttosto terra terra.
Un bambino di sette anni molto immaginativo è necessariamente un pazzo? … Un giovane pubere di undici anni, molto creativo, è obbligatoriamente un perverso? … No! Ma il dato certo è che un lutto nell’infanzia è l’ablazione di una parte di sé, fortunatamente ammortizzabile grazie alle grazie di nuovi sogni che lo sostituiscono.
Membri della giuria, conoscete la natura di questi nuovi rapporti, ne conoscete le fonti! Questa intenzione machiavellica di stabilire una monarchia universale con per regina la prostituta dell’Apocalisse e per re… la bestia dal numero tortuoso, risiede in queste esperienze infantili di Damien informato della morte di personaggi gloriosi. A tutti voi di questa corte pongo la domanda: … In quale momento questa fermentazione ecumenica esplode nella sua vita? … Durante quale evento? …
La festa! Membri della giuria! La festa! … Con le riserve di energia quasi esaurite, il cuore stanco, l’adrenalina a zero, incarnando quel ruolo di buffone di corte, si lasciava condurre dall’inerzia della sua passione, improvvisamente…! ? …
Il primo choc della serata. Il secondo colpo di fulmine, quel faccia a faccia con Nielle, precedette di poco il terzo brivido. Era fustigato dalla loro contiguità e dalla loro carica emotiva. Sorpreso che l’amore gli avesse presentato qualcun altro: … Di chi o di che cosa si tratta? …
Semplicemente il popolo, le testimonianze, l’amore che quelle persone gli avevano prodigato per ringraziarlo del suo accanimento e delle sue trovate intelligenti, che “originalizzavano” la loro festa. Quegli affetti caustici lo commossero, lo scossero in ciò che gli restava di saggezza e di equilibrio. Tanto! … Si eresse allora in lui la silhouette di un eroe.
Con l’impressione di essere stato fino ad allora un creatore obsoleto e sterile per la società, quello sconvolgimento illuminò la sua anima. Nessuno poteva indovinare le meraviglie che proiettava nel suo spirito davanti alle prove di riconoscenza che riceveva. Se quel poco… che aveva accordato loro in quanto buffone di corte era filantropico, … quali ne sarebbero stati i limiti, se fosse stato re? … Un Kristos Anonymus, un Cristo camuffato nella massa?
Sarebbe stata la catastrofe senza la presenza di Nielle, che agiva come un freno sullo sdoppiamento della personalità del mio cliente, catalizzando e neutralizzando simultaneamente quella fantasia di un derviscio fumatore che tentava di assumere. L’indipendenza di quella donna costringeva Damien a constatare che non era in grado di compiere miracoli come il ruolo esigeva.
Vostro Onore! Membri della giuria! Ripropongo la domanda. Di che cosa si accusa quest’uomo? … Di essere un mistificatore? … Un usurpatore di gloria? …
No! Semplicemente di non avere i piedi per terra. Essenzialmente, la requisitoria non è forse il pretesto dell’assoluzione? … Sta a voi giudicare! "
Chassé-croisé nell’athanor che è il cervello di Damien. Sono queste speranze morenti che si rovesciano alla visione della sua epopea di apprendista alchimista, di candidato alla deità. Grazie all’intermezzo fantasioso dai toni legali, si spiega un po’ meglio le nausee di quell’epoca iscritta nel suo diario.
(10 luglio, seguito
— Fumo, dipingo. Fingo e annuso l’odore della pittura. Inoltre sublimerò il blasfemo grazie alla benedizione di questa immagine maledetta da un prete della parrocchia. E l’oltraggioso sacrilegio non sarà “in extenso” se non dopo la consacrazione. ")
Parateando ipocritamente, una dolce brezza precede i calori soffocanti dell’imminente canicola. Da un nido all’altro, gli uccelli si nascondono per nutrire i piccoli. Il sognatore non li nota, troppo occupato a farsi strada nel suo memorabile condensato.
Ripetendo sullo schermo della memoria i minimi gesti, i minimi pensieri. Dai più semplici ai più carichi di desiderio, trema del freddo abissale di un contatto tenace con il suo inconscio, come gli ultimi sussulti di un animale sacrificale appena sgozzato.
Kristos Anonymus, detto Petrus Romanus, non risusciterà. È nato morto con l’arrivo della salvatrice! … Marilyn??? No, lei non è che uno sfogo alla sua passione sottomessa per l’arte.
Damien sa di essere stato salvato da una discesa agli inferi dall’intervento accidentale della vicina. Si rivede sul balcone che dà sul cortile posteriore, in attesa dei passi della sua vita, quelli di Nielle. Il diario glielo conferma.
(…11 luglio
— Buongiorno, Nielle! Bel sole oggi, vero? … Dimmi! … Le tue assenze sono sempre così lunghe? …
— Sì! È che, nell’ambito del mio lavoro, devo viaggiare frequentemente!
— Mi piacerebbe farti visitare il mio alloggio, l’ho ridipinto completamente. Inoltre ho realizzato un piccolo murale che ho appena terminato.
— Mi dispiace, ma sono stanca. " Mi ha ribattuto mentre apriva la porta.
— Due minuti. Non ti offrirò nemmeno il caffè. Promesso!
— D’accordo, visto che insisti! … Dov’è quest’opera?
— Là! Nella mia camera, vedi?
— Sì, non è male. — Scusami, devo andare. Sopporto male l’odore, i vapori della pittura. Mi soffocano! Ciao! "
Già pallida, se l’è svignata, ben lontana dall’immaginare che avrebbe ritrovato a casa sua lo stesso odore forte e nauseabondo da cui era appena fuggita.
Perché quell’invito nella mia stanza? … Che cosa ho fatto? …
La certezza dell’invincibilità della mia follia messianica mi rassicurava. Poco importa il dubbio e la falsità dell’identità di Petrus, Kristos o dell’anticristo: queste personalità stimolavano la mia immaginazione. Non sono forse, prima di tutto, un creatore… un sognatore?
Da quando hai richiuso quella porta dietro di te, mi pongo queste domande di Gauguin: "Da dove veniamo? Dove andiamo?" Questi interrogativi infirmavano la possibilità di reminiscenze ulteriori dei miei smarrimenti ecumenici. Senza quell’armatura, quel carapace d’apparenza religiosa che deliziava il mio ego infame, distrutto dalla tua indifferenza, … ho paura, ho male. Mi brucia come una ferita viva, questa pelle d’uomo che mi costringi a scoprire.
Prendere coscienza di questo aiuto opportuno che mi strappa da una schizofrenia larvata significa confessare che la tua sola presenza mi è salutare, tu, semplicemente vicina. ")
***
Il sole accende i cespugli. Ardente, non li spegne… Le sveglie ricordano l’ordine sociale. Lo zen è impossibile per il sognopata. Sa che le verità scritte non sono che la morte di certe menzogne pronunciate. I non detti persistono nei “che dirà la gente”!
L’introspezione divaga al ritmo delle emozioni che decanta. Damien è sospeso fra due tempi. Quello della sua psicoanalisi intensa e l’origine del suo bisogno. Il diario è il filo che lo trattiene sopra l’abisso dei suoi problemi.
(12 luglio
— Affliggente difficoltà, ritrovarmi solo nella solitudine, questo isolamento totale e irrevocabile. Non tutto è vissuto. Nulla è ancora scritto. Eppure mi batto contro il vuoto insoddisfatto della mia desolazione. Essa mi insegue, come un animale rabbioso in questa foresta morta. La malinconia.
Mylène mi manca. Lysianne ancora di più. Lei che torna fra poco dalle sue vacanze.
La mia ansia la canalizzo verso di te, musa. Non posso farci niente, è istintivo! Anche se sali a casa tua senza osare guardare, senza nemmeno verificare se io sia lì a spiare i tuoi movimenti più felici, più abbreviati…, mi ossessioni. Il tuo comportamento è forse solo una fiducia ingenua nei miei confronti? … O l’effetto di quell’indifferenza che tanto mi fa orrore?
La verità! Non ti spio. Sorveglio me stesso… mentre sto per cedere! L’angoscia è inevitabile. Questo masochismo ludico mi tira da ogni parte. Ti esamino perfino da lontano, per accordare a questa nuova follia che hai seminato una ragione valida per lasciarmi respirare.
Mio malgrado, il timore di essere sorpreso non mi impedisce di rischiare lo scontro con parole acerbe o con vani scherzi. Paranoia latente, crudeltà di lato? Fare la posta è sulla soglia del godimento.
Al minimo dubbio di sentire una frase sgradevole sul mio conto circolare in quest’atmosfera d’estate in declino, dalle tue finestre alle mie, senza autorizzazioni…, mi rifugio come un bambino maltrattato nell’affetto della mia gatta.
Sì alla zooterapia! Ma…! … Triste gatta, povera bestia! Soffre con me. La mia anima annodata ha stregato la sua. Postumi delle mie credenze animiste? … Tutte le mie sofferenze, dai dolori più sferzanti ai gemiti più laconici, la irradiano di onde beta. Quando dorme e in sogno geme, mi dimostra una simbiosi troppo perfetta con il mio male. Questo piccolo animale tricolore è un riflesso arricchito della mia aura ingrigita.
Prova incontestabile: nel tardo pomeriggio sono andato a guardare le vetrine. Tanto per rilassarmi, cambiare idee, cambiare posto alle frustrazioni… Con aria noncurante, le mani in tasca, ne torno un po’ meno deluso di me stesso. Un tantino più irritato dalla società.
A pochi metri dai miei nuovi luoghi, miagolando come una disperata per attirare la mia attenzione… La mia gatta! È appollaiata sul bordo di una finestra, tra persiane semichiuse. Come un biglietto da visita decorato di graffi e detriti, si era infilata al terzo piano. Grazie a quale sortilegio è riuscita là dove io fallisco così miseramente? … Sono meno di un felino? … Un ratto, forse?
Era un invito mascherato? … Se è così, chi ha pensato all’astuzia? L’animale, la musa o il caso? È così importante conoscere la parola d’ordine, se il destino mi autorizzava a scambiare qualche frase con Nielle?
Vicina, da dove venivi? Stranamente sei arrivata qualche istante dopo. — Sono felice! — Finalmente i tuoi occhi! Che splendore! Più mi avvicino, più mi fanno volteggiare da funambolo sul filo delle mie esili speranze. — Sei lì. — Così vicina…!
Nonostante il piacere, ti ho abbordata con aria circospetta.
— Ciao! Non voglio importunarti, ma la mia gatta, non so dove né come, … si è introdotta in casa tua!
— Ah! Strano, in effetti! … Vieni da me a cercarla. " Si è affrettata a dirmi, con un sorriso così entusiasta da intimidire il calore dell’estate.
Questa risposta inattesa, non me l’aspettavo. Questo invito al terzo piano rappresenta quel settimo cielo in cui aspiro profondamente a morire nella voluttà.
Sventura! Proprio nel momento di seguirla, il programma della serata si modificava inopinatamente. L’imprevisto si presentava gesticolando sotto l’impeto sgradevole di Jean Brouillette, Bruce per gli intimi. Secondo figlio dei vicini del pianterreno. I proprietari. — Tutto sembra riuscire a questo giovane tipo che ha la sicurezza di un inviato del diavolo. Con la sua verve da rocker valentiniano, le sue giocolerie umoristiche, ha spezzato l’incanto già fragile di un istante colmo di delicatezza.
Bruciando sul rogo del suo flirt le mie attese, diventavo l’escluso. Il mio karma requisiva ancora una volta quei favori che sembrava promettermi. All’intervento brutale e criticabile dei suoi cortigiani durante la festa si aggiungeva, improvvisa, quella dell’adolescenza selvaggia.
Il maleficio implacabile, modificando lo svolgimento di quel semplice e meraviglioso evento, mi spezzava la schiena. Non mi sentivo all’altezza. Lo confesso! Mi mancano le palle! I triumvirati non mi riescono.
Di nuovo, la fuga verso gli orizzonti perduti e nebulosi della tortura nell’assenza della coscienza… Dimenticare, perfino il rimpianto di una comunicazione reale e promettente, decapitata. Chissà? Forse perfino un avvicinamento dolce e umido, abortito.
Ancora più turbante! Il dispetto dello sguardo espressivo di Nielle che scopriva la mia incapacità di combattere l’inatteso e la mia preferenza per l’eclissarmi davanti all’avversità, auto-paralizzandomi sentimenti ed emozioni.
Un momento propizio allo scambio. Sciupato! … Avrei dovuto reagire, mentire ridendo delle elucubrazioni di Bruce. Divertirmi! … Ma il mio turbamento comatoso mi vi ha costretto.
Sono dunque rientrato solo nel mio angusto ritiro, con la mia gatta fra le braccia, che mi guardava scoraggiata. ")
Il silenzio, impazzito per un grido, scompare completamente, rifugiandosi disperatamente nelle pareti intonacate dell’appartamento. La finestra è aperta. Un succiacapre smarrito spaventa la notte, già scomparsa, e chiama inutilmente il mattino in piena crescita.
Il bollitore fischietta un’aria nota. L’allerta è data. Al fuoco ne resta il fiato… tagliato. Ulcere o no. Stomaco o no. Un po’ di latte, un filo di zucchero nella chimica cancerogena del caffè istantaneo.
La gola, ancora irritata dall’emergere della frustrazione, si rimette lentamente dai suoi rossori accusati. Il malessere non impedisce l’evocazione del ricordo fantomatico, fuori testo. Come una nebbia in esodo che fluttua intorno al quaderno nero.
— La mia codardia è un’arma bianca che rivolgo contro me stesso. Atrocemente, questa lacuna impala le mie possibilità di affermazione. Incoraggiarmi, sostenendo che questa tara provenga dalla mia educazione giudaico-cristiana, non fa astrazione della sua ripercussione, né ne elimina la colpa. Porgere l’altra guancia quando la prima è rossa di vendetta è diventato un automatismo sacrosanto, nocivo alla mia evoluzione. Varcare la soglia della tolleranza! … Attingere in me coraggio e forza, per diventare un transfuga della sottomissione e allinearmi dal lato degli aggressori! Vivere la realtà come non l’ho mai sentita! La deliziosa obbligazione. "
(12 luglio, seguito
— Domani dovrò usare l’essenziale di quelle qualità che mi rifiutavo. Devo recarmi nel villaggio della mia infanzia, informare i miei buoni genitori della separazione. Far loro accettare la scomparsa improvvisa del mio pacifico matrimonio, senza metterli troppo alla prova. Fare tutto il possibile per portarli a comprendere, ad accettare il mio fallimento. Inoltre, avvertirli che segnalerò la rottura del nucleo familiare a Lysianne soltanto al ritorno dalle sue vacanze. Una montagna di congetture palpabili, anche per il sognatore che sono.
Questo ostacolo da superare da solo risveglierà sicuramente in me valori che mi obbligheranno ad affrontare la mia devastante vigliaccheria. )