CAPITOLO IX
In cerca di una guarigione rapida, l’uomo dall’onirismo alterato reagisce con un lamento acuto. Un suono panico strappato da un nodo annidato nel plesso solare. Quel dolore, lo cede all’atmosfera soffocante del salotto.
Disteso a pancia in giù, il divano a mo’ di compressa; come per pronostico, le sue ghiandole lacrimali, attivate dall’anticipazione di prove penose che oscurano la sua vita amorosa, gli fanno versare qualche lacrima. L’amaro si avvicina.
Nielle avrebbe fatto di tutto per sottrarsi ai desideri del sognatore. Non essere più vista. Nei suoi sogni, egli l’aveva portata alle stelle. Lei l’avrebbe messo a nudo. — Lui la trascendeva. Lei lo avrebbe schiacciato. Semplice per lei, lo avrebbe accecato con una falsa assenza.
Imprevedibile come l’attacco a sorpresa di Pearl Harbor, ironicamente Nielle aveva formulato la sua dichiarazione di guerra con quel sottinteso equivoco, menzionando l’opera offerta da Damien. Quella visita indesiderata e disturbante dell’anticonformista che egli era sempre stato si rivelava la goccia che faceva traboccare il vaso, il boccone in più prima della nausea. Nielle non ne poteva più. I tentativi di recupero si concludevano con un fallimento.
Come una setta che si ufficializza, si formava un clan. Né scopi religiosi, umani o politici; l’unico obiettivo: distruggere il morale della truppa avversaria… Bersaglio facile e ridicolo: un solo fante. Damien, il soldato senza aplomb.
Strategicamente favoriti. Il vantaggio di essere in numero superiore e di camminare sulla testa dell’inquilino di sotto assicurava le probabilità di vittoria del clan della musa. Le loro armi: bombe verbali, indipendenza feroce, pregiudizi, spionite, messinscena e comportamenti astrusi. Innocentemente, la più crudelmente micidiale: impedire sistematicamente ogni incontro del sognatore con la sua fonte di energia, Nielle stessa.
Per tutta difesa, Damien approfittava di questi fragili scudi: semi-ingenuità, altruismo a oltranza e un placebo, … il consumo di droghe al bisogno. Le sue risorse: la sua immaginazione e l’amore per la generale nemica.
Non ignorava che una spada avvelenata era sospesa sopra la sua anima. Per eroismo? Per passione? Sarebbe andato fino in fondo!
— Nielle! Dove sei? … Dio, perché si nasconde così? — Dopo tutte queste ore ad ascoltarla vivere, come osa farmi credere di non essere lassù?
Vive, lì! Parla, cammina, mangia, scopa. Esce di casa, vi ritorna e si sposta senza che io scorga nemmeno la sua ombra trascinarsi in un angolo?
Si è perfino concessa il lusso di un numero di telefono riservato. "
Damien aveva l’intuizione che si stessero tramando alcune macchinazioni. Eppure non possedeva alcuna prova tangibile. Tutto ciò che riguardava Nielle diventava impalpabile fino al panico. Regolarmente tornavano, come interrogativi accodati, a trottargli nella testa come cavalli selvaggi stremati dopo una corsa nell’orrore.
— Sento i suoi passi, abita ancora sopra… Allora perché Mia mi mente? — Perché quell’individuo, Marc, che lei aveva consultato per la sua collaborazione, non è tornato a prendere la posta, dopo essersi vantato morbosamente di essere colui che lei aveva scelto per farlo? — Lou Jobim e il suo pensionante Carlos negano di vederla regolarmente. Com’è possibile che io li senta fare visita alle due sorelle quasi ogni giorno? — Con quali mezzi Bruce Brouillette ha potuto conoscere il nome del giovane studente che il cuoco ospita? …"
Ogni volta, tagliando corto a quelle domande che si defilavano… all’indiana, tentava di gettare uno sguardo positivo sui suoi problemi accresciuti, riflettendo a una soluzione rapida per riprendere contatto con Nielle. Distrattamente, come se avesse soltanto l’ambiente circostante a ispirarlo, gettò un’occhiata intorno a sé. Per alcuni secondi, il suo sguardo rimase fisso sul suo antiquato impianto stereo.
— La musica! La musica! " esclamò.
Senza tardare, si diresse verso la sua collezione di dischi, frugando nervosamente tra i pochi titoli che la componevano. Ancora più nervosamente, da una copertina dai bordi rovinati, estrasse uno dei più caratteristici del suo amore per la musa. Posando delicatamente il microsolco sul giradischi come in un gesto d’abluzione, vi depose il braccio meccanico ancora equilibrato, al quale il tempo aveva saldato una vecchia puntina, così usata che grattava i solchi più che sondarli. Dagli altoparlanti, che sputavano i primi fili stridenti, salirono alcuni brevi accordi di chitarra d’introduzione, poi la voce di Cat Stevens attaccava: "I'm looking for a hard headed woman. One who will take me for myself…"
Tenendo egoisticamente per sé i propri pensieri, per tacerne l’astuzia, assaporava le prime parole di una sinfonia di messaggi d’amore che le avrebbe inviato. Simili ai dettagli di un ultimo combattimento, ingaggiato per amore, che sarebbero volati verso il subconscio della vicina, finché lei non potesse più piegare l’autenticità dei suoi sentimenti.
— Ti amo, donna dalla testa dura. Non potrai impedirmi di comunicarti le mie emozioni e, se è stato per tramite di una canzone di Cat Stevens che sono riuscito a rivolgerti la parola la prima volta, ora è di nuovo attraverso lui che ti abbordo. Le sue canzoni ti commuovono perché vi si sono incastrati significati personali? Vedrai la mia immagine sloggiarli! Quanto ai problemi, quanto ai rimorsi che potrebbero assediare la mia coscienza, non avranno alcuna forza, alcun impatto. Il mio corpo e il mio spirito, la mia vita, si esauriscono per abbeverare la cultura; allora perché non potrei asservirla per conquistarti, musa? "
Da allora, Damien avrebbe corrisposto con Nielle in modo sintetico per mezzo di quelle parole di plastica, di lettere frequenti e di iniziative strampalate…
Il giorno dopo, alle prime luci dell’alba, certo che nessuno lo avrebbe visto; senza emettere il minimo sospiro, usciva di casa. Nei pressi della scala, sull’asfalto, grazie a uno spray rosso, protesse con un cuore ciò che aveva scritto negli istanti precedenti… (Ti amo, "Hard Headed Woman!")
Tornando a casa nello stesso modo…, se ne infischiava della probabile reazione dei proprietari, che comunque lo riconoscevano come un originale, un energumeno un po’ troppo “flyé”. Un freak inoffensivo. Soprattutto non si annoiava dei pettegolezzi che quell’happening velato avrebbe provocato. Visualizzare la sua musa alla lettura del graffito, il suo stupore condensato nello sbalordimento, lo colmava.
***
Offrendo una base migliore all’apparizione di quei ricordi che si trasfigurano, il sognopata ascolta la quinta sinfonia di Beethoven_ "Ta, ta, ta, … Ta!"_ L’orchestra filarmonica di Berlino, sotto le mani direttrici di Karajan, comincia…; la morte bussa!
Simultaneamente, sussulto della luce nel cielo già oscurato. Un lampo! … Lo spazio di una fantasticheria laconica e i cieli mettono radici nell’alma mater. Il tuono, invece, fissa sottilmente il proprio rilievo nei sospiri della sinfonia.
Vittima disorientata da uno slancio esponenziale della memoria, diffida dei flashback del grande sconvolgimento. In posizione fetale, al riparo in uno degli angoli della stanza angusta, ha paura. Il timore di rivivere fisicamente quei richiami inarrestabili avvizzisce momentaneamente le sue intenzioni. Le mani gli servono da rifugi improvvisati.
Non ricordare più! … Invano! È troppo tardi. Gli attori sono al loro posto in quella scena viscosa che è il suo cervello. La scenografia è immutata, i ricordi si palpano. La percezione differisce ma la forma e il fondo restano gli stessi, perché il passato è imperituro. Voci irradiano dai suoi sogni fondati; dapprima infinitamente deboli, poi arrivano a gran rinforzo di temporali e violenze musicali…
Damien non lavorava più. Senza Nielle, l’arte perdeva senso. Dilapidava il proprio tempo nell’umile speranza d’intravedere la sua musa. Al minimo passo, felpato o no, nelle scale, si dirigeva prontamente verso la sua prima garitta, la finestra della camera. Da lì controllava virtualmente entrate e uscite. Quando non c’era più anima viva sopra di lui, si appostava instancabilmente presso gli altri punti d’osservazione, la finestra del salotto o quella del suo atelier. Da lì, sempre impercettibile, il suo compito di sentinella si allargava su un panorama che inglobava la rue de la Paix Glorieuse, il suo parco e il boulevard De Maisonneuve.
Nei tempi morti, redigeva lettere indirizzate a Nielle o componeva poesie ispirate da lei. Poiché pretendeva di non avere alcun talento per la scrittura, le rimaneggiava o le riformulava per lunghe ore. Per capriccio, sceglieva e selezionava accuratamente quelle che scintillavano, fra quei risultati. Poi le infilava nella cassetta della posta di Nielle. Circospetto, attendeva il passaggio del postino per assicurarsi che le sue parole fossero raccolte con il resto della corrispondenza indirizzata all’inquilina del terzo.
Ma rifletteva anche ad altre strade che potessero condurlo a Nielle. Fu così che sospettò che un legame amicale con Carlos si sarebbe rivelato utile. Sorvegliò dunque gli spostamenti dello studente, pensionante di Lou Jobim.
L’ultimo giorno di novembre, Damien scorse Carlos camminare lungo un tracciato definibile sinuoso, poi gli andò incontro e gli rivolse la parola. Se lo studente non lo avesse informato che tornava da un corso di letteratura, Damien avrebbe creduto che si trattasse piuttosto di una formazione da enologo, tanto il suo interlocutore odorava d’alcol. Il sognatore si sentiva a disagio, quasi turbato dai vapori, ma quel tipo di fronte a lui rappresentava un’occasione per riallacciare con la sua musa.
Sottilmente intuitivo, accompagnò Carlos fino alla porta. Lo stesso ingresso di Nielle. Lo stesso vestibolo. Suggerimento inatteso, insperato per Damien, il pensionante di Lou lo invitava.
— Ehi! Artista. Ci facciamo un bicchiere insieme? Ho una bottiglia di rosso a casa!
— Non mi impongo?
— Ma no! Ma no! Dai, vieni! "
Era la prima volta che metteva piede nell’alloggio comunicante con quello di Nielle. Dopo una breve discussione che girava intorno a tutto e a niente, Carlos affrontava l’argomento dei suoi corsi all’università.
— Ti ho detto che studio letteratura all’UQAM? … Vuoi che ti legga una mia poesia?!
— È che non sono in grado di apprezzare…
— Uno dei miei professori di lettere mi ha detto che fa schifo. Ma non capisce niente! … Ascolta piuttosto… "Il mondo è merda! Tutto è merda! … Mi fa cagare!" E allora! Ti piace?
— ehm! …"
Muto di stupore, Damien non osava dare la sua vera opinione, dicendosi da una parte che trovava la vena adiposa, e dall’altra che, se il mondo avesse avuto bisogno di un ombelico, Carlos sarebbe stato adatto a colmare il vuoto. Ma valutò che, se lo avesse informato della sua nausea alla lettura di un simile orrore, le sue possibilità di riconciliazione con Nielle sarebbero considerevolmente diminuite. Pensò dunque di usare maggiore diplomazia…
— Uhm! … Penso che il tuo professore ci sia andato un po’ pesante con le critiche. Uhm! … È una prima stesura? …"
Sorpreso da quest’ultima domanda, il poeta scatofilo tentò di defilarsi.
— Mi scuserai se ti butto fuori, ma devo tornare ai miei corsi di merda. SHIT! "
Lampo di spirito. Il terzo piano si offriva a cuore aperto. Percependo un’occasione che avrebbe potuto metterci una bella vita prima di ripresentarsi, Damien rivolse una richiesta insistente al pensionante.
— Dimmi, Carlos, … al momento non c’è nessuno da Nielle e Mia, vero? … I vostri appartamenti comunicano e non c’è né serratura né lucchetto, vero? … Inoltre, constato che le porte dei due alloggi sono spalancate… e…
— Dai! Arriva al punto!
— Ehm! … Ho una confessione da farti… Amo Nielle e mi piacerebbe molto visitare il luogo in cui vive. Ci sono già stato, ma è passato un bel po’…! Ti prego, solo qualche minuto! "
Improvviso intenerimento causato dal fegato che lo spingeva a smaltire il vino? Carlos acconsentì alla commovente implorazione del sognatore, che aveva consumato un solo bicchiere.
— OK! … Ma non parlarne con nessuno. Non è casa mia…! Se Lou lo viene a sapere, sarò costretto a traslocare. Sai che mi ospita gratis. — Bene! Vai, visita! "
Dall’atteggiamento di Carlos era evidente che il cuoco lo teneva sotto il suo giogo e che temeva di commettere il minimo passo falso. Carlos, l’alcolista poeta scatofilo, non era un cattivo diavolo ma, costretto ad articolarsi come una marionetta sotto le mani di Lou, sembrava perdere molto di quella latitudine, di quella folle libertà che esige la vita studentesca.
Delizia! … Venne il momento prezioso. Damien si sforzava di conservare tutta la lucidità a scapito della gioia, fotografando e annotando tutto mentalmente.
(-"Un semplice spazzare dello sguardo all’ingresso del rifugio di Nielle mi permette di verificarne le divisioni e di stabilire parte dei contenuti come se si trattasse dell’elenco di un tesoro.
Verso sinistra, arredando comodamente il salotto, un divanetto dai toni naturali costeggia il muro. (Là! Per lunghe ore, discuteremmo del nostro avvenire, del suo passato e del mio; accarezzando, baciando i testimoni fisici delle nostre rispettive evoluzioni spirituali: i nostri due corpi che si scoprono, insaziabilmente folli l’uno dell’altro.) Più vicino alla porta è montata una libreria rustica di assi verniciate e mattoni impilati; i titoli dei libri indicano una grande varietà di argomenti. (Là, consultando, leggendo quei volumi, faremmo entrambi la stupefacente scoperta che la prima meraviglia del mondo risiede nel sogno umano iniziale.) Infine, alcune piante in buona salute, appese o disposte giudiziosamente, dominano un impianto stereo semplice ma più recente del mio. (Là, con finezza, le dimostrerei che anch’io privilegio, nelle mie conoscenze di musica classica, alcune composizioni: "Che ne diresti, Nielle, se ascoltassimo il "Messia" di Händel? … A meno che tu non preferisca le "Odi a Santa Cecilia" di Purcell, o il suo "King Arthur"? … o "Toccata e Fuga in re minore" BWV 565 di Bach."
Una certa originalità nella decorazione flirta con l’occhio e l’immaginazione. Nel muro che separa il salotto dalla camera, era stata praticata una grande apertura, conservandone quasi soltanto un muretto orizzontale; come una finestra interna che abusasse di inviti destinati a integrarsi, all’occorrenza, alle premesse di alcove turbanti. L’area di riposo o di ebollizione carnale della mia musa (…secondo il dolce caso…) è umilmente guarnita da una cassettiera dove giacciono un kit per manicure e una spazzola per capelli. Quanto al letto, le linee sono semplici senza essere moderne. È ricoperto di lenzuola di raso bianco. (Là, noi…!). Se il salotto di Nielle raddoppia il mio proprio al di sotto, la sua camera troneggia sul mio atelier…)
— Svelto! Non ho mica solo questo da fare, lasciarti visitare. " scherniva Carlos, interrompendo temporaneamente le fantasie erotiche di Damien.
(Voltandosi verso destra…, la cucina. Un insieme in legno tinto, formato da un tavolo rotondo e quattro sedie, luccica di una finitura che ricorda il noce. (Ricordo di esservi stato seduto quella famosa sera di un certo cinque luglio. Ero completamente strafatto; ma se Nielle mi avesse detto: "Sì!"?) Gli elettrodomestici sono anch’essi gli stessi, cucina e frigorifero di un marrone molto scuro. Un piccolo scaffale bianco completa i rari armadi della cucina; sul ripiano alto, alcune piccole piante, su quelli bassi qualche accessorio da cucina senza la minima macchia. Vicino all’uscita posteriore, come soffocandosi l’un l’altro in una battaglia territoriale, un piccolo piano di lavoro e un lavello, minuscolo quanto il mio.)
Abbozzando un sorriso sciocco per rasserenare il suo ospite, che temeva il ritorno improvviso di una delle due sorelle; Damien, con un tono così distaccato da conferirgli un’aria da umorista impassibile, confessava al suo nuovo vicino:
— Vedi quel piccolo lavello, Carlos? … Non potresti mai indovinarlo, ma spesso ho l’impressione che Nielle e io laviamo i piatti nello stesso momento. Anche se abitiamo ciascuno nel proprio appartamento, m’immagino di vivere con lei. Ho perfino già rotto un piatto lasciandolo cadere sul pavimento, credendo che Nielle fosse arrabbiata con me perché non mi diceva nulla. "
Accorgendosi dell’impazienza che s’impadroniva dello studente, Damien restringeva la sua elucubrazione, poi posava i piedi sulla soglia dell’ultima stanza.
Un’altra libreria, costruita nello stesso modo di quella del salotto. Solo che veste l’intera parete. Gli argomenti di quei libri sono meno diversificati; trattano soprattutto di storia. Al centro, come per rendere meno asettica la cornice che vi si offre, un tappeto intrecciato di forma oblunga ne riscalda l’aspetto. In quel regno di riflessioni della mia bella erudita, sovrastando la mia camera, si trova proprio sotto la finestra una scrivania. (Vi si installa forse per scrivere il suo diario, che racconterebbe i miei sforzi di conquista…?)
Tornando sui suoi passi, il visitatore si accorse, dalla porta socchiusa della toilette, che non c’era nulla di particolare da segnalare. Tranne la piccolezza, l’impeccabile pulizia e quelle cose femminili che mancavano al suo ambiente di celibato provocato.
Girando la testa da destra a sinistra, poi nel movimento inverso come per un ultimo travelling, in una memorizzazione finale, sentì onde di valore negativo aggredirlo. Si trattava di una semplice pianta verde. Momentaneamente, un sentimento di tristezza avvolse l’esultanza di Damien. S’interrogava su che cosa stesse accadendo a Nielle, sulle sue reazioni; quando semplicemente un giovane chlorophytum, una pianta ragno, esecrava lui, l’ammiratore incondizionato.
In compenso, quello choc di origine vegetale attirava la sua attenzione su tre foto che non aveva notato. Tre scatti leggermente sfocati, fissati al muro con nastro trasparente, in cui Nielle è fotografata con Marc, il suo non-so-che, nonché con il figlio di lui. Damien ammirava la bella, colta sul vivo in quell’atmosfera di serenità e felicità ordinaria di un pasto di famiglia…
Fiutando la persistenza dei sogni in orbita intorno alla testa del sognatore, lo studente interveniva.
— In quale di queste foto è più bella? … Secondo te? … Io non lo so! — D’altronde, non è il mio tipo. Io trovo Mia più attraente! Ci ho provato, ma quelle due ragazze sono solo delle maledette snob! … Dai! Quale di queste foto…? "
Volendo sorprendere Carlos per cogliere la motivazione di quell’interesse improvviso, di quell’intenzione troppo umanitaria, fissò una scelta che credeva astuta.
— È idiota! … Ma trovo Nielle assolutamente incantevole in questo scatto, vedi lì, … sbadiglia!
— Prendila! Portala via, non dirò nulla e lei non se ne accorgerà nemmeno.
— No! A Nielle non piacerebbe. " insisteva, trasmettendo allo stesso tempo per via psichica alla pianta, l’antipatico chlorophytum, il suo meravigliarsi di essere venuto, di aver visitato l’appartamento di Nielle. Aggiungendo, per rassicurarla, che un furto, anche travestito da grazioso furtarello, non avrebbe intensificato quella gioia impossibile da occultare.
— Bene, d’accordo! Bisogna andare, Damien. La visita è finita. "
Un ultimo respiro in quel luogo benedetto dove tutto lo rendeva felice. Bevve la minima umidità; divorò con gli occhi, in un’ultima scivolata, i dettagli più infimi; degustò gli odori più minimi, anche i più sottili. S’immaginava.
In un momento di disattenzione del poeta alcolista, abbassò le palpebre per cominciare già a concepire Nielle nei suoi propri spazi e sognarvi meglio. In modo più preciso, con immagini circoscritte che si dispiegherebbero nella giustezza indicata dai passi della sua musa.
In quell’enfasi, credette di essere un personaggio paranormale, un medium in trance, perché gli sembrava naturale percepire e canalizzare i pensieri che Nielle aveva sparso; feelings impolverati o appena abbastanza dimenticati e onde in perdita di velocità. Auscultava quello spazio magico alla ricerca dell’indizio di una parola piacevole nei suoi confronti, di dolci echi; che non udì. Tutte le fantasticherie perdute di Nielle, le immagazzinò nella memoria e le avrebbe messe al lavoro al suo ritorno a casa.
Staccandolo dalla sua nuvola onirica, Carlos risvegliava vivamente il visitatore innamorato.
— Ehi! Che cosa fai? Ti ho detto che avevo fretta! Ma che cosa stai combinando ancora? …"
Come se il soprannaturale fosse moneta corrente nella sua vita. Una fissazione. Damien rispose in un linguaggio esoterico che giudicava accessibile a Carlos…
— Ciò che è in alto sarà ciò che era in basso, e viceversa. Gli uccelli che si posavano in basso, ora volano in alto! … In realtà, Carlos, … opero una sublimazione alchemica molto banale. Mentalmente, informo Nielle del mio amore e questa sera, al suo ritorno, sentirà una miriade di: "Ti amo, Nielle! Ti amo! …"
— Tabarnak! Le fai il lavaggio del cervello!? … Semini propaganda subliminale!? "
Spaventato, lo studente credeva fermamente ai poteri psichici di cui l’artista poteva beneficiare. Ma temendo soprattutto che Damien gli lanciasse un incantesimo simile, passando per primo, discese prontamente la scala interna.
Damien lo seguì nonchalamment. Beato, esaminava con cura splendidi manifesti che riproducevano castelli della Loira e scene di cortigianeria medievale, appuntati sulla vecchia tappezzeria del corridoio. Proiettando il pensiero a quell’epoca d’oscurantismo, giurava a se stesso come per convincersi; che perfino torturato per impalamento, il suo corpo di trovatore trafitto e insanguinato non avrebbe trattenuto il gesto d’amare soggiogando il subconscio ostinato della nobile dama. Nient’altro che quel mantra damienntico…
Sbattendo la porta dietro Damien e sé stesso, Carlos verificò più volte se il chiavistello fosse ben inserito. Se il catenaccio reggesse. Si assicurava così che il suo invitato non sarebbe mai più tornato al terzo. Continuando la sua corsa nella scala esterna, si voltava e si rivolgeva con voce falsamente mielosa al sognatore, che aveva avuto appena il tempo di uscire.
— Oh, prima di lasciarti avrei una domanda da farti…
— Vai, Carlos, falla!
— Sei proprio tu che hai scritto quel graffito nel cortile, proprio lì!? … L’iscrizione "Hard headed woman" è rivolta a Nielle, vero? …"
L’autore del messaggio non poté prendersi cura di rispondere alla prima domanda. Lo studente rincarava scoprendo il rossore dell’imbarazzo sul volto dell’artista.
— Che cosa vuoi dire con quello? … Qual è il sottinteso di "H. H. W."? …
Preso in trappola da quella piega sagace e costretto a sbiancare quella domanda spolverata d’ironia che lo portava a credere che la generosità di Carlos ne fosse solo il preambolo, bighellonando nei propri pensieri per qualche secondo, ribatté con un’esitazione non meno simulata…
— … Ciò che voglio dire? … La traduzione letterale? … O quello che bisogna trarne? … Hard headed woman? … ! … — Donna dalla testa dura. — Sì, è così…! Ti amo, donna testarda!
— Ah! Ah! … E dici che la ami. Questa sì! Non bisogna cercare di capire gli artisti. Dai, ciao! "
Un breve sorriso canzonatorio, poi Carlos proseguì la sua strada ridendo a gola spiegata.
Di ritorno alla sua solitudine, Damien trasalì di paura alla desolante proiezione di una reazione plausibile di Nielle durante l’inevitabile resoconto della spia studentesca. Una rabbia indicibile.