— Forse sono io il vostro lasciapassare! Ma non per questo avete il diritto di quasi strapparmi un braccio! gridò lei, furibonda.
— Scusatemi, avevo la mente annebbiata, rispose Henri, osservando la propria mano ancora contratta.
— È una sensazione molto strana, quella che provo nel braccio. Come se il sangue mi scorresse ancora nelle vene. Ho l’impressione di avere l’anima intorpidita. Non fatemi più male… Vi prego! supplicò lei.
— A mia discolpa, come avrei potuto sapere che vi stavo facendo male? È la prima volta che non ho più un corpo. Nessuna sensazione tattile normale… corporea, per così dire.
— Signor Toutrec, capisco che siate appena arrivato nell’aldilà. Vi trovate in una situazione sgradevole e subite ancora gli effetti dello sfasamento temporale. Sappiate però che non era il mio corpo a essere colpito, ma la mia anima.
— Ah! È vero che un’anima non sanguina. Ma allora è sensibile? Ahi! Che cosa mi avete fatto?… Ahi!… Mi fa male la punta del… Siete stato voi a…? Vi ordino di smetterla, altrimenti vi torco le orecchie!
— Vi ho pizzicato con la sola forza della mia volontà. Immaginate dunque il mio dolore, sapendo che la stretta delle vostre mani equivale a quella di una morsa. Potrei fare di peggio. Ma il paradiso non è un’arena da combattimento.
— Vi prego di perdonarmi. Promettetemi soltanto che non fuggirete, disse lui, cercando di non mostrarsi debole.
— Una promessa non è che una condizione temporanea. Non esiste in senso assoluto, perché non avrebbe ragione d’essere. Non posso dunque acconsentire alla vostra richiesta. Posso però fingere di conoscervi, così da testimoniare contro di voi con maggiore credibilità. Se necessario… concluse lei.
Fingendo di avere un granello di polvere nel terzo occhio, ormai scomparso, Henri rifletteva. Si diceva: «Nulla è più grande dell’infinito per nascondersi. La lascerei anche andare, ma se mi catturano, magari mi concederanno qualche secolo delizioso in sua compagnia. Così i carboni si raffreddano.» Mentre si stropicciava il naso con dita rese molli dal solletico, la osservava con una punta di malizia.
— Non vi legherò e vi lascerò piena libertà di parola. Potete perfino mandare segnali di soccorso a chi volete! Ma non dimenticate che ho più di sette milioni di probabilità di essere la vostra mezza luna. Potete anche strizzare l’occhio a Elvis Presley, se volete.
— Il Re? Nessun rischio che sia lui a salvarmi.
— Il cantante di rock’n’roll sarebbe dunque un codardo?
— No. Ma appena arrivato qui… ha avuto uno di quei crolli! Voleva reincarnarsi in un frassino, per diventare una chitarra acustica. Bene! E adesso, cosa proponete? chiese Marilyn, cercando un modo per ribaltare il rapporto di forza.
— Dunque la reincarnazione esiste? disse Henri Toutrec, sorpreso.
— Solo per chi la desidera.
— Bene! Per il momento restate con me. Avanzeremo senza farci notare fino a quelle montagne dai colori accesi. Nuoteremo e ci lasceremo trasportare da quel fiume bianco, ordinò lui, già in posizione da tuffo.
Non era affatto acqua, ma una sostanza che emanava effluvi di rosa e miele.
— Volete davvero che ci tuffiamo lì dentro? lo rimproverò Marilyn, come un’insegnante irritata. La vostra temerarietà ha la meglio su di voi! Tuffarsi in quel fiume sarebbe come fare il bagno in una zuppa. È nutrimento spirituale liquido, vitamine eteriche.
Tacque e lo fissò negli occhi, mordendosi leggermente le labbra.
Di lì passava un leone.
Poi aggiunse:
— Avverto una certa inquietudine… State tranquillo: qui i leoni non graffiano né mordono, e gli insetti non pungono né vi ronzano nelle orecchie.
— Credo di aver sentito male. State dicendo che in paradiso ci sono degli insetti? Tanto vale dirmi che ci sono anche i microbi.
— I microbi? Non siate ridicolo! Il loro paradiso sono i pianeti abitabili, disse lei, tracciando un sorriso sul suo magnifico volto.
— D’accordo. Ma torniamo ai nostri… lepidotteri, disse lui, restituendole il sorriso. L’itinerario sarà semplice. Costeggeremo quella scodella di zuppa… con molta prudenza. Questo ci permetterà di trovare rifugio e di calmarci… fra quei rilievi dai colori capaci di ispirare qualunque pittore fauve, concluse Henri, prendendo dolcemente Marilyn per mano. Per la prima volta.
Contatto. Nascita di un’energia particolare, come l’affiorare di un sentimento.
— Devo ammettere che mi sorprendete, signor Toutrec. Amate le arti e la cultura?
— Non ho solo difetti, sapete, ribatté Henri, lasciando trapelare una certa suscettibilità. In fondo, non sapete nulla di me. Ma ve lo racconterò, disse voltandosi a guardare dietro di sé.
— Le… le… le porte del pa… paradiso non ci sono più! balbettò, atterrito dalla loro scomparsa.
Temeva davvero l’intervento di una squadriglia di angeli aviatori accorsi in risposta a una richiesta d’aiuto di Pelures.
— Non sono svanite. È una sorta di magia bianca, di illusionismo. Sono ancora lì. Nonostante le loro grandi dimensioni, diventano visibili solo a una distanza di circa cinque metri. Un trucco pensato per impedire a chiunque di pensare all’inferno.
Poi proseguì:
— Del resto… bisognerebbe anche che la porta fosse aperta. A proposito, l’avete richiusa?
— Non lo so. Perché mai avrei dovuto?… Almeno così si corre meno il rischio di andarci a sbattere contro! scherzò lui, incurante delle possibili conseguenze per le anime troppo distratte o sonnambule.