A tutti bastò poco per sognare. E tutti sognavano la stessa cosa: « E adesso? »
Tutta quella gente! Era la seconda volta che il nulla accoglieva dei viaggiatori. Ma era la prima volta che ne ospitava così tanti.
Poi Henri, senza soffermarsi su dettagli che avrebbero potuto rallentare il recupero e il salvataggio del paradiso, riassunse la situazione. Lo fece a bassa voce, come per non farsi udire da tutte quelle anime.
— Suppongo che all’inferno non ci siano più diavoli. L’inferno non esiste più come ce lo immaginavamo. Tonton ci sbarcherà in paradiso. Del resto, tutti i nostri nuovi amici hanno trascorso abbastanza tempo all’inferno da aver espiato ogni colpa. E come ha detto un celebre contemporaneo: « Chi sono io per giudicare? » Grazie a Tonton, riportiamo anche tutti gli esiliati del paradiso. Affronteremo quel terribile esercito del diavolo. Ma non siamo affatto soli. Non dimentichiamo che le anime che abbiamo salvato non saranno certo disposte a difendere Rose des Vents e i suoi complici.
— Io penso che sia un’ottima ide… Che dico?!… idea!
Marilyn aggiunse, in un pensiero quasi spento:
— Non bisogna dimenticare una cosa. E cioè che ormai non possono più essere vittime della tentazione. Questo riguarda le cose materiali. Di certo non desiderano rivivere l’inferno di una totale mancanza d’amore!
— Immaginate un’isola con miliardi di Robinson Crusoe che vorrebbero trascorrere il fine settimana con i loro Venerdì… ma che non riuscissero mai a ritrovarli, completò Henri nel suo sogno fantasioso.
— Lo troviamo triste e deplorevole. Ma se Dio l’ha voluto così… aggiunse l’angelo “nelle patate”, che stava sognando.
— Voi l’avete mai visto, Dio? domandò Henri.
— No. Fin dall’inizio ha delegato tutto attraverso la trasmissione del pensiero. Era davvero troppo occupato. Inoltre, per lui era qualcosa di nuovo, proprio come per noi.
— Io, invece, l’ho già visto!
— Lei?!... Tonton!
— Sì, e credo che l’essere supremo non avrebbe mai tollerato tutto questo. Ma, insomma, com’è possibile che non lo si veda ancora, con tutto quello che sta succedendo? Che dico?!... che si sta lasciando fare.
— Com’è fatto? Lo vogliamo sapere tutti.
— Anche se ve lo... radi… direi… Che dico?!... dicessi. A volte cambia forma.
— Forse il grande perfezionista si sta riposando dopo un’altra grande settimana di attività, sognò Marilyn.
Henri Toutrec era forse diventato un valoroso guerriero? Sognava molte altre cose, e questa volta ad alta voce, affinché tutti lo ascoltassero.
— … Lo scopo è distrarre tutti gli assistenti di Rose, quei detestabili piccoli diavoli, concentrati di male. Del resto, la loro conquista probabilmente non è ancora terminata, poiché le dimensioni dell’altrove sono incalcolabili.
Nel cuore del nulla, ognuno si impegnava, proponendo un’idea, un piano complementare, un nuovo stratagemma. Tutti tranne quella donna nera di incredibile splendore, che aveva ricominciato a cercare la propria anima gemella con la bambola voodoo in mano.
Nel frattempo, in paradiso, regnava la confusione più totale. Gli agenti del bene ancora presenti, angeli e mezze-lune, erano diventati, in un modo o nell’altro, i capri espiatori pressati dalle forze dell’inferno.
L’attacco del generale Rose proseguiva. Per distrarsi, il generale si era messo a spostare le opere d’arte di Dio trovate in paradiso. Le spargeva dappertutto, trasformando quel luogo magnifico in uno scenario calamitoso e desolante.
Rose apportava loro ritocchi considerevoli, come a quella riproduzione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. L’aveva sempre avuta sullo stomaco! Da secoli non sopportava il fatto di somigliare a Giuda in quel capolavoro del genio italiano. Quel dipinto murale a tempera lo irritava da tempo immemorabile. Ritoccò il volto del Cristo, dandogli un’aria pallida, smorta, dai dettagli complessi e precisi. Diciamo che, per carnagione e morfologia, ora aveva il volto di Rose. Paradossale, no? Non si dice forse che il diavolo si nasconde nei dettagli?
Quanto al Giuda dell’opera in questione, dopo il ritocco assunse il volto di Henri Toutrec. Strano!…
Ovunque Rose ritoccasse sculture, dipinti o qualunque altra cosa, tutto si trasformava in una festa interminabile dall’aria decadente, da fine impero.
Organizzò persino un torneo di carri romani con orribili diavoli travestiti da centurioni e montati su angeli, divenuti per l’occasione animali da corsa. Gareggiavano frustando con tutte le loro forze quadrighe trainate da santi.
Rose avrebbe voluto avere dei cristiani da far divorare ai leoni e ad altre belve. Ma gli animali del paradiso non sono aggressivi. La sua magia nera non aveva effetto su di loro. Quella parte dello spettacolo fu allora sostituita da una corrida con santi al posto dei tori. I demoni usavano i loro tridenti come i picadores usano le banderillas.
Prima di spingersi ancora oltre nell’eternità, e per concludere i festeggiamenti legati alla delocalizzazione e al ritocco delle opere artistiche, fumavano l’erba. In realtà si trattava dell’aura dei fili d’erba… I tirapiedi del generale finivano sempre queste celebrazioni con un’orgia sfrenatissima.
E che orgia! Si sarebbe detto che, con eccesso, stessero divorando il Buon Dio. Bevevano l’elisir spirituale del fiume bianco come se fosse semplice acqua benedetta. I diavoli si accoppiavano con sante del tutto non consenzienti.
Alcuni angeli erano perfino costretti a giocare a poker con i discepoli di Rose, ma venivano sempre spennati… Una troupe di cherubini danzava il baladi. Ognuno con una pallina di gelato alla menta nell’ombelico. Lo stesso gelato era stato preparato da quei cherubini, fini buongustai.
La loro danza terminava quando il dessert si era sciolto.
A Rose bastavano pochi istanti per modificare l’aspetto e il luogo delle creazioni artistiche di Dio. Per lui era diventata una festa senza fine. La guerra di Rose des Vents somigliava all’inferno più dell’inferno stesso. Il suo esercito continuava a invadere selvaggiamente ogni cosa. Quanto a lui, un po’ stanco di quelle feste ripetitive, rumorose e infine insipide, proseguì la sua esplorazione, ma questa volta da solo.
Fu durante una di quelle orge, là dove c’erano meno maligni, che Tonton sbarcò il gruppo aprendo la bocca. Ne uscì allora una folla immensa, ormai immunizzata contro il male. La bocca di Tonton Maxime era spalancata a tal punto che il gruppo intero ne uscì in un solo minuto. I numerosissimi individui salvati, superstiti giunti direttamente dall’inferno, si dispersero allora in ogni direzione. I primi a scendere furono Marilyn, Henri, Pelures e la Venere nera.
Ma lì videro anime del paradiso che non erano state spedite all’inferno; erano stese quasi immobili a terra davanti a loro, deliranti, con gli occhi chiusi, in preda ad allucinazioni estreme.
Alcuni demoni, diventati passivi, aspettavano nuove istruzioni da Rose, che si era allontanato. Non facevano più né il male né, tanto meno, il bene: vagavano qua e là. I demoni e i diavoletti non davano più la caccia ai deboli cherubini. No, non facevano assolutamente nulla, perché non ricevevano più ordini. Il concorso era forse terminato e nessuno si preoccupava più della coda di Rose?
In realtà… durante il suo viaggio solitario, il comandante in capo aveva scoperto, in un angolo del paradiso, una grotta. Era nascosta da enormi dolmen di vetro. In quei labirinti rustici, simili a quelli di vetro e specchi deformanti delle fiere itineranti, si era intrufolato. Lì Rose trovò un computer trasparente molto singolare. Se ne impadronì senza farsi troppe domande. Una volta sistematosi comodamente, decise di far lavorare… le proprie meningi.
Forse quell’oggetto era una creazione materiale che Dio utilizzava nei suoi momenti di svago?
« Anche se si è un diavolo, si ama sempre riposarsi, rilassarsi un po’ », si era detto, non senza fatica.
Questa macchina aveva la straordinaria particolarità di addormentare a distanza qualunque essere dotato della facoltà di sognare. Inoltre permetteva di visualizzare i sogni di tutti, ma soprattutto di scriverli. Un po’ come un videogioco collegato a un software di programmazione. Divenne ben presto per lui un passatempo inesauribile. Modificando la macchina, riuscì perfino a creare terribili incubi. I primi a soffrire di questa trasformazione tecnica furono gli abitanti del paradiso. Proprio quelli che Marilyn, Henri e Pelures avevano appena visto. Ma Rose non si fermò lì… diffuse la sua malizia su tutti i viventi della Terra, tra gli altri. Tutti coloro che potevano sognare furono tormentati da incubi. Spietatamente.
Per fortuna, Rose des Vents non aveva visto quegli immigrati appena usciti dall’inferno, protetti e isolati com’erano dal nulla e da Tonton Maxime. Non poté quindi farli soffrire infliggendo loro degli incubi.
Grazie a questo affascinante apparecchio, Rose poté anche risalire il tempo. Infettò il passato, e questo finì per influenzare a sua volta il presente e il futuro degli uomini. Così, il generale inventò la proiezione a effetto nocivo e seminò miseria sulla Terra.
Un tempo, gli uomini avevano buone idee, e quei concetti felici si realizzavano. Le proiezioni a effetto nocivo, invece, sono quelle idee secondo cui delle disgrazie accadranno inevitabilmente, e tutto si dispone affinché esse si compiano. Il mezzo di Rose des Vents consistette nell’introdurre racconti “profetici” nei sogni di alcuni uomini del passato. Come il poeta Nostradamus o lo schizofrenico di Patmos, tra gli altri.
Rose aveva forse sovraccaricato il computer? Un oggetto rosso, simile a un naso da clown, si muoveva rapidamente sullo schermo a forma di cupola.
Il capo dei diavoli si divertiva talmente tanto che non si accorgeva più del passare dell’eternità. Si stava davvero spassando. Eppure finì per fissare lo schermo luminoso così a lungo da diventare quasi cieco. La sua vista si offuscava, ma lui continuava comunque a compiacersi nell’inventare cattivi scherzi. Si avvicinò sempre di più allo schermo. Lo sfiorò con la testa talmente tanto che questa venne risucchiata, intrappolata da un catodo cattolico rosso, simile a un naso da clown. Fu decapitato di netto. Per qualche istante la sua testa vagò da un sogno all’altro. Ma il computer era dotato di un cassetto di espulsione. Ed è proprio grazie a questa caratteristica della macchina che l’incubo di Rose des Vents finì quasi del tutto. La sua testa riuscì a recuperarsi da sola, levitando.
— Ma che razza di apparecchio maledetto è questo? disse la testa di Rose.
Quella testa, che forse non si sarebbe più ricongiunta al corpo, mentre il corpo stesso, decapitato e brancolante, a volte a quattro zampe, a volte in piedi, frastornato, era riuscito a uscire dalla grotta con imbarazzo e poca nobiltà, senza perdere una sola goccia di sangue.
Fuori dalla caverna, il corpo di Rose camminava fra anime in preda agli incubi. Nessun demone lo aveva riconosciuto. Senza testa, Rose des Vents passava inosservato. I demoni sono forse furbi, ma sono anche molto stupidi.
Avevano perso le tracce del loro capo, che aveva perso la testa. Questa si mise in cerca del proprio corpo. Ma il computer aveva generato una maledizione soltanto per lui, come una sorta di antivirus. Testa e corpo presero ciascuno una direzione diversa. E non camminarono affatto nella stessa direzione.