Pelures de Patates, da parte sua, si era affrettato a raggiungere la sua compagna amata, Guili-guili, per soccorrerla. Era molto preoccupato per ciò che potesse esserle accaduto. In quali tormenti degenerati l’avevano trascinata i diavoletti? Subiva forse orribili sevizie alla melassa?
Se Pelures era confuso, assorbito dall’idea della possibile e scomoda situazione della moglie, che dire delle paure di lei? Non lo aveva mai visto rientrare a casa con un gruppo di sconosciuti. Per prima cosa, lo rimproverò un poco. Non era forse naturale?
— Pelures, era ora che tornassi! — disse a voce alta, con le mani e le ali sui fianchi. — Ma guardati in che stato sei! E chi sarebbero questi tuoi compagni di baldoria?
— Povera Guili-guili, mi ami così tanto che ti preoccupavi più per me che per te stessa!
— Sì, è vero! Abbiamo avuto una paura tremenda! Ma che cosa è successo, e dov’è Dio?
— Ne sappiamo quanto te, cioè ben poco. È quasi inutile dirti che Rose des Vents ha invaso il paradiso. Ma non ti inquietare: restano solo una manciata di demoni che lo cercano senza successo. Henri, Marilyn e Tonton sono sulle sue tracce, la rassicurò Pelures.
Con grande sorpresa di alcuni santi, di ex diavoletti e di altre anime che avevano accompagnato Pelures de Patates, i due angeli si baciarono appassionatamente. Quando questi esseri si baciano, è uno spettacolo da vedere. Ma soprattutto da ascoltare. Quando le loro labbra si sfiorano, si ode un suono grave, continuo e tuttavia piacevole. Se poi aprono la bocca per lasciar incontrare le loro lingue e sfiorarsi dolcemente… quel suono continuo entra in una fase armonica, e dalle loro gole si levano dolci melodie sempre nuove.
Non fu però quel bacio appassionato a raggiungere Dio, che continuava a non rispondere.
Il corpo del generale avrebbe voluto parlare a voce alta, senza rendersi conto che, a furia di battersi la fronte, avrebbe finito per cuocersi il terzo occhio. Ma si allontanava sempre più dalla propria escrescenza fluttuante… quella testa urlante e viscida. Tuttavia, da buon stratega, avrebbe affidato una missione al suo sergente preferito, Minus Cule, dicendogli…
— Merdina mia!... (È così che Rose chiama affettuosamente i suoi servitori.) Tu e gli altri tornerete nei territori conquistati e verificherete che tutto sia in ordine. Mi raggiungerete domani, ricordando che saremo un po’ più a ovest. Potete andare.
— Nessun problema, generale! Parola di Minus: se ci saranno problemi, li risolverò io stesso, da grande!
— Niente sciocchezze! — gli avrebbe risposto la mia testa. — E soprattutto, smettetela di dirne. Vi incarico soltanto di tastare il terreno, e niente di più! Forza! Procedete!
La mia testa avrebbe allora intuito che Minus Cule non sarebbe partito subito per andare a informarsi su tutto ciò che avrebbe potuto riferire. Il piccolo bicorno si sarebbe lasciato andare al suo passatempo preferito, senza che io lo richiamassi all’ordine. Era da un bel po’ che non sbirciava sotto le vesti degli angeli…
Ed ecco che il corpo di Rose si mise a riflettere.